Tour Virtuale Castel Sant'Elia

Sono passati 100 anni dalla morte di Madre Francesca Streitel e insieme vogliamo lodare e ringraziare il Signore per la sua vita, il suo carisma e per la missione che ha svolto nella Chiesa.

Questo itinerario virtuale ci permetterà di visitare i luoghi dove Madre Francesca ha trascorso gli ultimi anni della sua vita, dal 1905 al 1911.

Come pellegrini mettiamoci in cammino e impariamo da Madre Francesca a posare i nostri passi sulle orme del Redentore.

Castel Sant’Elia è un paese di circa 2300 abitanti nella provincia di Viterbo, diocesi di Civita Castellana. Dista da Roma circa 40 Km.
Si raggiunge tramite la SS Cassia svincolo per Nepi e dalla SS Flaminia, svincolo per Civita Castellana.

M. Francesca vi arrivò il 5 luglio 1905, dopo un periodo di sofferenze in cui aveva mostrato tutta la sua fortezza e l’eroicità delle sue virtù, come dichiarato da Sua Ecc. Angelo Amato nell’ Omelia del 11 aprile 2010:
” Ella accettò tutto con umiltà, senza chiedere spiegazioni, conducendo sempre una vita esemplare, tutta raccolta nel silenzio e nella preghiera”.

Il vescovo di Nepi e Sutri, Mons. J.B.Döbbing aveva progettato di aprire un asilo in Castel Sant’Elia, per i bambini e gli anziani in difficoltà, in quanto non potevano essere accuditi dalle donne occupate nei lavori rurali.

Egli si rivolse alle Suore dell’Addolorata. La superiora generale di quel tempo Sr. M. Johanna Ankenbrand, sostenuta dal consiglio positivo di Madre Francesca, accettò l’invito e il 25 maggio del 1905 le suore da Roma partirono per aprire la prima casa filiale in Italia.

Madre Francesca fu subito disponibile non solo a sostenere questa missione, ma a rendersi personalmente disponibile ad andare.
Qui ella continuò il suo ministero di servizio e di orazione come testimonia un foglietto da lei scritto:“Iniziare ora e con l’aiuto di Dio fino alla fine, una vita nuova, silenziosa e offerente”.

Mons. Döbbing offrì in dono alla congregazione una vecchia casa chiamata “Castelletto” con alcune terre annesse, in modo che le suore potessero avere gli spazi necessari per svolgere i ministeri necessari.

Madre Francesca, nonostante i suoi sessant’anni, si dedicò umilmente alla cura dei bambini più piccoli e più poveri.

Don Giuseppe Ranocchini scrive:
Madre Francesca appariva tra noi bambini come una madre piena di attenzioni, di bontà e di amore. La sua pazienza era meravigliosa ed esemplare. Le nostre mamme andavano spesso da lei per riceverne consigli ed ammaestramenti. Era la nostra guida e il nostro conforto”
(Dal Racconto di P. G. Ranocchini).

Le prime Norme delle Suore così recitavano: “Noi serviamo nella missione di assistere i malati ed educare i bambini: in qualsiasi luogo essi si trovino, seguiamo questa chiamata con gioia e risolutezza, sforzandoci di donare “tutto a tutti”.
(Norme 1883, 105, 12)

Che i poveri gioiscano sempre dell’amicizia delle nostre suore …”
(M. Francesca Streitel, Norme 1883)

Bussava regolarmente alla porta della cucina per rendersi utile alle consorelle. “Aveva grande carità per Dio e verso i bambini e verso i poveri. Ci raccomandava di non essere troppo esigenti verso i malati e i poveri e di fare loro del bene per amore di Dio”
(Test. Sr. W. Bauer)

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.”
(Gv 15 12)

M. Francesca incarnava nella quotidianità della vita il comandamento più grande insieme ad una umiltà eccezionale ad imitazione di Cristo totalmente a servizio del disegno del Padre:
“L’umiltà è stata la sua virtù prediletta. Fuggiva ogni minima lode … non voleva assolutamente si parlasse di qualche bene che essa aveva fatto o che faceva. Nella sua umiltà fuggiva da ogni eccezione o privilegio e non cercava altro che la gloria di Dio e la salvezza delle anime”
(Test. Sr. R. Galletti)

Durante la giornata si recava nella chiesa parrocchiale per sostare in adorazione davanti al tabernacolo.  “La vedevo spesso davanti al SS.mo Sacramento assorta in un profondo raccoglimento. La vedevo ore intere sempre in ginocchio come non fosse soggetta a stanchezza”
(Test. Sr. M. Maltempi)

Madre Francesca nelle Norme dell’83 scrive:
La lampada del tabernacolo non deve mai spegnersi, neanche per un quarto d’ora. Deve essere custodita con grande attenzione perché ci ricorda che dobbiamo essere consumate da un amore ardente per il Dio eucaristico”
(Norme 1883 112, 8)

E scrive a P. Jordan:
“ Padre, io unisco la mia volontà con la tua attraverso l’eterna Parola, per noi nascosta nell’ostia santissima”
(M. Fr. Streitel, proposito 1903)

L’amore per la Beata Vergine la spingeva a recarsi spesso al Santuario della Madonna ad Rupes, passando per la valle, dove percorreva la cosiddetta “Via dei Santi” o scendendo i molti gradini intagliati nel tufo.

Qui sostava a lungo in preghiera e raccoglimento davanti al Santissimo e davanti all’immagine della Madonna.

Il Santuario Maria SS. ad Rupes ha origini antiche.

Il culto a Maria SS.ma risale all’anno 520, quando i monaci benedettini giunsero in questa terra.
Nel 1777, per facilitare l’accesso alla grotta, Fra’ G.A. Rodio scavò nel tufo una galleria con una scala di 144 gradini. Dal 1892 al 1982 il Santuario venne affidato ai Frati Minori della Sassonia.
Oggi la congregazione di S. Michele Arcangelo custodisce il Santuario.

Nei suoi appunti spirituali M. Francesca annota: “Maria deve introdurmi nel mistero dei nostri altari e ornare la mia anima con un amore sponsale ed eucaristico, affinché io meriti sempre più di ricevere degnamente il Pane degli angeli, il Vino che germoglia le vergini”
(Appunti spirituali, 1896)

Questo luogo santo fu da sempre meta di molti pellegrini, tuttavia, per la difficoltà ad accoglierli tutti nello spazio limitato della grotta, si costruì la Basilica Superiore intitolata a San Giuseppe.

La Basilica di San Giuseppe, di stile gotico a navata unica, fu costruita nel viale che porta al santuario della Madonna ad Rupes nel 1908-1910.
Il campanile del 1912 ha tre campane, accordate alle note “si, la, sol” come quelle della Basilica di San Pietro a Roma.

Il Trittico nell’abside, rappresenta a partire da sinistra Sant’Antonio da Padova, il Crocifisso di San Damiano di Assisi e San Francesco.

Il profeta Elia, al quale è dedicata la famosa basilica nella Valle Suppentonia, introduce Madre Francesca alla contemplazione del mistero di Dio, riempiendola di pace.

Questa figura biblica le richiamava la visione dei due monti, ricevuta in un momento particolare della sua chiamata a servire Dio in una nuova fondazione, animata da spirito attivo e contemplativo.

La Basilica di Sant’Elia è monumento nazionale, in stile pre-romanico, con elementi di origine longobarda. Sorge al centro della Valle Suppentonia. Fu eretta nel secolo VIII su un preesistente cenobio benedettino.

La facciata presenta un portale d’ingresso centrale e due laterali e l’interno a tre navate con il tetto a capriate. Gli affreschi dell’abside e dei transetti risalgono al secolo IX.

Ogni volta che guardava a questo affresco del profeta Elia ripensava alla visione avuta “Mi pare di aver visto in cima al monte la figura piuttosto sfumata di Sant’Elia …”

Ella diceva a P. Jordan che l’aveva chiamata Roma: “Il duplice spirito di Sant’Elia e lo spirito di penitenza di San Giovanni Battista, pervadano ogni sua azione, spingendola ad opere di un amore attivo per il prossimo.”
(M. Fr, Str, a P. Jordan, Lett. 39, 92)

Nel mese di ottobre partecipò agli esercizi spirituali comunitari. Alla fine di novembre 1910 chiese alla superiora di fare 10 giorni di ritiro spirituale.
In quei giorni piena d’amore per Gesù crocifisso, chiese al Signore di partecipare alle sue sofferenze con un’agonia lunga e dolorosa e di sentire nella sua carne i dolori della corona di spine, patiti da Gesù nella sua passione.

Madre Francesca ottenne il permesso di fare gli esercizi spirituali per prepararsi alla confessione generale. Li fece in privato restando nella sua camera, animata da grande fervore

Il 2 febbraio 1911 Madre Francesca fu colpita da un ictus e in breve tempo la situazione si aggravò. Sr. M. Johanna Ankenbrand testimonia:

La trovai in piena fiducia e filiale rassegnazione alla volontà di Dio. Ella era già da tempo preparata alla morte! E quando le dissi che tutte le suore stavano pregando per lei rispose: Lasciamo fare al Signore! Era sempre in preghiera e univa i dolori che aveva al capo a quelli di Gesù coronato di spine”
(Sr. M. Johanna Ankenbrand)

Il vescovo della diocesi, Mons. J. B. Döbbing più volte la visitò durante il breve periodo di malattia chiedendo la preghiera per la sua diocesi e per la Chiesa.

Ella si dispose con totale apertura a questa richiesta, in quanto era preparata da tempo a tale missione. A P. Jordan Scrive:

Condurre alla Santa Madre Chiesa dei membri veramente poveri e figli devoti ed obbedienti …”
(M. Fr. Streitel a P. Jordan Let. 2(2), 3)

La sera del 5 marzo arrivò da Roma Mons. Jacquemin, padre spirituale e direttore della comunità, portando una speciale benedizione apostolica dal Papa Pio X, con l’indulgenza plenaria.

All’alba del 6 marzo, giorno dell’approvazione definitiva della Congregazione e delle Costituzioni, Madre Francesca entrò in agonia.
Durante la celebrazione della santa messa comunitaria, da vera francescana, andò incontro a “Sorella Morte”, spirando nella pace del Signore.

Alla notizia della morte un testimone riferisce: “Quando la sua salma fu esposta, una gran folla venne a visitarla; si inginocchiavano al fianco e la dicevano santa”
(Test. A. Mauracher)

Mons. Doebbing celebrò i funerali l’8 marzo 1911 e nell’omelia testimoniò apertamente a favore della sua santità. Tutto il popolo di Castel S. Elia accompagnò la salma fino al cimitero, accanto alla Basilica di Sant’Elia, dove fu sepolta.

La tomba che custodiva il corpo di Madre Francesca, divenne meta di molti fedeli che vi sostavano a pregare.

Il corpo di M. Francesca fu riesumato una prima volta il 25 aprile 1939 e una seconda volta il 14 marzo 1949. Il 10 maggio 1949 l’urna venne traslata e collocata nella cappella del convento a Castel Sant’Elia.

Il 12 settembre 1992 i resti mortali della Venerabile Serva di Dio furono collocati solennemente nella cappella delle suore a Castel S. Elia.

A Castel S. Elia, la comunità delle suore conserva, ancora oggi, la sua stanza da letto con tutti i mobili e le suppellettili da lei usati.

Sr. m. Regina Galletti testimonia:
La sua cameretta era molto povera, le sue vesti, i suoi pochi capi di biancheria erano poveri, molto rammendati, ma sempre puliti e in ordine”
(Test. Sr. R. Galletti)

Nelle Norme ella stessa scriveva: “Le stanze delle suore devono essere tutte uguali. L’arredamento è composto da un semplice letto con un materasso di paglia, un cuscino di paglia e due coperte e un modesto tavolo con sedia”
(Norme 1883, 112, 2)

Accanto alla camera si trova un piccolo museo dove sono esposti gli oggetti usati da Madre Francesca e dalle prime suore che hanno vissuto con lei.

Nel piccolo museo ci sono anche alcuni mobili donati dalla famiglia Streitel alla comunità.

Nel corridoio della stanza e nella cappella i pellegrini possono lasciare su un quaderno apposito le richieste di preghiera o i ringraziamento per grazie ricevute attraverso l’intercessione della Venerabile Madre Francesca.

27 marzo 2010, Il Santo Padre Benedetto XVI ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto sulle virtù eroiche della Serva di Dio, Maria Francesca della Croce, fondatrice della congregazione delle Suore dell’Addolorata.

Nell’omelia dell’11 aprile 2010, Sua Ecc. Angelo Amato ha affermato: “ è una bella notizia pasquale che rende più gioioso questo tempo. Il prossimo centenario della nascita al cielo della Madre può essere così solennemente festeggiato, con il riconoscimento solenne da parte della Chiesa delle sue virtù eroiche . La Serva di Dio ormai può essere chiamata “Venerabile”.

L’Esortazione Apostolica Vita Consacrata ci ricorda:

Voi non avete solo una gloria da ricordare e da raccontare, ma una grande storia da costruire! Guardate al futuro nel quale lo Spirito vi proietta per fare con voi ancora cose grandi”.
(Vita Consecrata n. 110)

 

Approfondimenti.

Mons. J.B. Döbbing ofm
Nacque a Münster, Germania l’8 luglio 1855. Il 13 giugno 1874 entrò nell’Ordine dei Frati Minori, Sassonia. Fu vescovo di Nepi e Sutri dal 1900 al 1916. Morì a Roma il 14 marzo 1916

Mons. G. Jacquemin
Nacque il 27 marzo 1853 a Echternach, Lussimburgo. Fu orinato sacerdote il 24 agosto 1877 e lo stesso anno venne a Roma per proseguire gli studi. Fu vicerettore del collegio Santa Maria dell’anima e lavorò anche alla Curia Romana. Fu confessore di Madre Francesca e delle prime suore. Nel 1885 il cardinal vicario di Roma lo assegnò quale padre spirituale e direttore della nuova comunità. Morì in America il 17 aprile 1929.

Sr. M. Johanna Ankenbrand
Nacque il 10 novembre 1858 in Germania. Nell’ottobre 1883 raggiunse Madre Francesca a Roma e fu uno dei primi membri della nuova fondazione. Nel 1891 fu nominata amministratrice delle case filiali negli Stati Uniti d’America e nel 1893 fu nominata Vicaria della congregazione. Dopo la deposizione di Madre Francesca nel 1896, per ben 32 anni fu la superiora generale della congregazione. Mori a Roma nel 1955.

Papa Pio X
Giuseppe Sarto nacque il 2 luglio del 1835 a Riese, Trevisio. Fu Sommo Pontefice dal 1903 al 1914.
Il 22 luglio 1908 ha concesso alla nostra congregazione di celebrare la festa della Vergine Addolorata la terza domenica di Settembre. Il 24 maggio 1911 ha iscritto il suo nome nella Pia Unione (Associazione) dell’Addolorata e il 2 maggio 1912 l’ha approvato ufficialmente.

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